La ginestra sul Vesuvio

Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
Contenta dei deserti. Anco ti vidi
De’ tuoi steli abbellir l’erme contrade
Che cingon la cittade
(Giacomo Leopardi)

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Ginestra Spartium jumceum
Ovvero, la ginestra.

Alla ginestra, il poeta Giacomo Leopardi dedica un’ode indimenticabile.
Eppure, sapete che la ginestra, uno dei simbolo della natura che cresce sul Vesuvio, è una pianta rude e tenace, capace di vivere anche in ambienti estremi?

E’ una delle prime piante infatti che colonizza le lave vulcaniche arricchendo il terreno di azoto. I suoi fiori gialli attirano quegli insetti cosiddetti “bottinatori“: mentre fanno incetta di nettare, passando di fiore in fiore, fungono da impollinatori.

In antichità gli steli della ginestra venivano trattati per fare fibre tessili e corde. Ancora oggi, gli stessi, vengono usati dai contadini per legare le piante ai sostegni. Uno dei casi di più noti è ad esempio quello dei pomodori.

a cura di Barbara di Caprio – locus iste


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Se l’avrai trovata interessante, leggi anche “Marzo” dedicata alla primavera e la poesia “Il Monte Vesevo“.

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