I sotterranei gotici di San Martino. Una storia di pietra

Una Napoli salvata e custodita sotto le fondamenta della Certosa di San Martino.


scoprire i sotterranei gotici sotto la certosa di San Martino

Le arcate gotiche dei sotterranei di San Martino

 

Degne della grandiosità di Roma imperiale”. In questo modo l’illustre studioso Vittorio Spinazzola nel 1901 descriveva le altissime arcate che sostengono la mole della Certosa di San Martino: i cosiddetti sotterranei  gotici.

Spinazzola era affascinato dall’ingegnosità dell’architetto e scultore senese Tino di Camaino. Nel pieno del medioevo, l’architetto creò la virtuosistica opera composta da una successione suggestiva di arcate snelle e elegantissime, eppure poderose e sicure. Da sole, esse sorreggono il terrapieno su cui poggia il bellissimo Chiostro Grande della Certosa di San Martino.

La notizia della apertura dei sotterranei gotici nel gennaio 2015 ha suscitato aspettative e curiosità in turisti e cittadini napoletani. Non si aveva più la possibilità di accedervi dal terremoto del 1980, a seguito del quale fu necessario mettere in sicurezza gli ambienti di fondazione del monastero e procedere ad un recupero architettonico (che terminò solo 6 anni più tardi).

A distanza di quasi 30 anni possiamo dunque tornare ad ammirare, per un periodo limitato, non solo la struttura architettonica angioina, di indubbio fascino e suggestione, ma anche la collezione di sculture e di epigrafi che vi è stata allestita.

A scorrere velocemente le epigrafi, provenienti dalle diverse soppressioni e poi dalle demolizioni avvenute nel periodo del Risanamento, ci accorgiamo di essere davanti a una vera e propria storia della città in frammenti da leggere nelle pietre. Pensiamo solo al Bassorilievo della Morte proveniente dalla chiesa di San Pietro Martire. È una testimonianza preziosa della “lingua volgare viva” della Napoli del tardo Trecento, nonché è un esempio rarissimo di danza macabra medievale, in altri termini del tema del Trionfo della Morte.

Lungo le pareti delle altissime gallerie possiamo leggere bandi, avvisi pubblici e divieti sotto forma di epigrafi urbane. Furono scolpite a eterno monito per la cittadinanza dall’autorità pubblica, spesso abbandonando il latino e ricorrendo alla lingua italiana per sincerarsi della loro immediata comprensione da parte del popolo partenopeo.

A questo aggiungiamo la collezione delle sculture dal medioevo al Settecento che annovera inediti esemplari.
Per citarne alcuni, la scultura originale della Sirena della Fontana della Spinacorona meglio conosciuta come Fontana delle Zizze, la cui copia, nei pressi di Corso Umberto a ridosso dell’omonima chiesa, è stata oggetto di un recente restauro inaugurato lo scorso luglio. Segue, l’Allegoria Velata di Angelo Viva, esemplare di una serie di “velate” eseguite alla maniera di Giuseppe Sammartino a seguito della notorietà del suo capolavoro, il Cristo Velato nella Cappella Sansevero.

Nei sotterranei gotici sono custodite storie nascoste e a volte stranamente intrecciate fra loro, tutte da scoprire. Esse ci restituiscono l’immagine di una vita quotidiana, popolana e aristocratica, laica e religiosa, un racconto scritto nelle pietre, storie nella storia.

Pamela Palomba

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