Urbs Sanguinum

La devozione per le reliquie e i sangui dei santi napoletani

Urna con il corpo della Santa Patrizia, compatrona di Napoli

Nel 1632 a definire Napoli così fu l’abate parigino Jacques Bouchard, riferendosi alla quantità di prodigi di carattere ematico caratterizzanti la città.

Se pensate che il nostro santo patrono Gennaro sia stato e sia ancora il solo a compiere il miracolo della liquefazione del sangue, sbagliate di grosso. Nei secoli fonti parimenti vive, in seguito divenute secche, sono stati i sangui di san Lorenzo, di sant’Andrea Avellino, di san Pantaleone e della compatrona santa Patrizia che tutt’oggi di san Gennaro continua ad essere la diretta concorrente, testimoniando con lo scioglimento del suo sangue la propria divina e umana presenza.

Uscito miracolosamente dall’alveolo di un dente strappato per devozione da un cavaliere romano alla santa morta, il suo sangue da sempre vivifica ogni 25 del mese di agosto, e il martedì come a voler suggellare il legame della nobile Santa Patrizia con la città di Napoli. Per ben due volte ella approdò dall’Oriente sui lidi partenopei, diretta prima a Roma e poi in Terra Santa, avendo consacrato la propria vita al Signore.

Ospite dapprima presso il monastero dei santi Nicandro e Marciano sulla collina di Caponapoli, dove ella predisse la propria sepoltura e dove le sue spoglie mortali sarebbero state custodite fino al 1864 dalle suore patriziane, successivamente fu accolta dai monaci basiliani stanziati sull’isolotto di Megaride dove una forte tempesta marina ne aveva sospinto l’imbarcazione. Quasi come avvenne per la sirena Partenope che, sconfitta da Ulisse, fu condannata a gettarsi in mare e trascinata dai flutti del golfo di Napoli, su quella stessa isola venne a morire.

Laura Piccolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *